Sin dall’antichità il
Colle del Monginevro, conosciuto come una delle migliori vie per valicare le Alpi, fu un importante luogo di sosta e di transito che collegava
Arles a
Milano. Prima che l’
Imperatore Napoleone I facesse costruire la strada del valico, passava sul colle una mulattiera; le vetture a traino di solito venivano smontate e caricate a dorso di mulo o trasportate su slitte. A quel tempo, all’epoca dei mitici
Grand Tour, rispetto a comodità e sicurezze del presente velocizzato, sovente la dimensione spazio-temporale molto dilatata nel fluire lento del viaggio, costituiva anche un irripetibile e imprevedibile azzardo, connotandosi in un’avventura dello spirito e del corpo, capace di mescolare le culture, modificare il sensoriale e a volte pure mettere a repentaglio o togliere l’esistenza.
Dopo la morte e lo smembramento dell’impero di
Carlo Magno, nell’anno 879 le nostre Alpi e i territori montani ad esse limitrofi, passarono sotto il
Regno di Provenza e successivamente a questo ordinamento, verso il 1030 fu creato lo staterello del
Delfinato, facente parte del
Regno di Francia e che vent’anni dopo comprendeva le alte valli di
Cesana,
Pragelato,
Oulx e
Castel Delfino. A seguito della concessione della
Carta delle libertà da parte del
Delfino XII, nel 1343, in seno al Delfinato nacque la
République des Escarton e col noto
Trattato di Utrecth del 1713, le terre dell’Alta Valle di Susa (compreso il villaggio di Claviere che, trovandosi al di qua dello spartiacque, fu scorporato dal Comune di Monginevro), furono cedute al regno dei
Savoia.
Nel corso dei secoli la storia di Claviere, passaggio obbligato su una strada ad alta percorrenza, fu connessa alle vicende e agli episodi spesso malevoli e dolosi (quali invasioni barbariche, fatti d’arme, razzie, incendi, distruzioni, ecc.), oppure ai sinistri provocati dal maltempo (frane e inondazioni) avvenuti nel 1783 e nel 1789. L’effettiva creazione del comune di Claviere (databile tra il 1773 e il 1780), è di poco posteriore alla costruzione di una Cappella (1770) sita al centro del villaggio e con annesso il cimitero, ma solo tra il 1804 e il 1817 la struttura (che rimase attiva sino al 1936) cresce e viene presa in consegna dal suo primo Parroco.
Verso il 1920 la graduale diffusione dello ski, nuovo sport probabilmente importato dalla
Norvegia alla fine del secolo XIX, e la recente cultura borghese dell’ascensionismo e delle competizioni (peraltro il primo Concorso Internazionale di Sci si era già svolto fra Claviere e il Monginevro il 10 febbraio 1907), contribuirono ben presto a dare una connotazione turistico-sportiva a questo piccolo villaggio di frontiera. Tra i pionieri dello sci stabilitisi a Claviere va ricordato
Ettore Santi. Sciatore provetto, sportivo (col
Mezzalama fu protagonista della prima traversata
Claviere-Bardonecchia) ed escursionista di fama, attraverso un uso calibrato e sapiente della fotografia artistica, come pochi altri in Italia riuscì ad esprimere in raffinate e struggenti immagini la sua contemplativa passione per i paesaggi immacolati intrisi di incontaminati silenzi e dominare (con un sapiente uso della tecnica), gli accecanti bagliori delle nevi d’alta quota. Nel 1949 fu anche autore di un nostalgico e romantico “Manuale di Sci” in cui avversava le nuove pratiche sciistiche per lui ormai troppo “moderne” e “meccanizzate”.
Dopo aver ospitato nel 1926 i “
Campionati Italiani assoluti di Sci”, Claviere che allora contava un’ottantina di abitanti, inizia a diventare una delle più qualificate sedi per lo svolgimento degli sport invernali, e questo contribuirà allo sviluppo di una cultura ricettivo-turistica di primordine. Infatti non è un caso che Claviere sia stato scelto come sito olimpico per gli allenamenti nelle Olimpiadi Invernali del 2006. Nel 1933 (un anno prima che venisse ultimata la funivia che portava in punta al
Pian del Sole), in un pregevole volumetto turistico sulla Valle di Susa si legge che “In complesso si svolge a Clavières, nell’estate e nell’inverno, ma specialmente in quest’ultima stagione, una vita elegantissima, poiché il paese è divenuto uno dei più conosciuti centri sportivi invernali non soltanto d’Italia, ma dell’Europa”. L’anzicitata vita “elegantissima” e certamente anche mondana, ovviamente non era disgiunta dall’esercizio di uno sport elitario come il golf, peraltro praticato a Claviere già a partire dal 1929. Sport a tutt’oggi in essere che si pratica in un campo a nove buche, lungo 2.428 metri e che sfrutta a dovere le asperità del verde terreno.
Proprio in quegli anni conseguentemente allo sviluppo degli sport e all’incremento del turismo estivo e invernale, cominciò a farsi sentire la necessità di una chiesa più grande, ampia e centrale; infatti nel luglio del 1936 grazie all’opera fattiva del parroco
Don Martino Bertolo, venne finalmente consacrata la nuova chiesa.
Durante il secondo conflitto mondiale la zona di Claviere fu teatro di ripetute e disastrose operazioni belliche, disastrose a tale punto che questo piccolo paese di confine venne completamente distrutto da furiosi cannoneggiamenti che non risparmiarono neppure le mura e il campanile della parrocchiale. Quest’ultima, grazie anche al generoso contributo della popolazione, fu comunque ricostruita e il nuovo edificio religioso venne inaugurato il 3 luglio 1949. Poiché ben presto si fece sentire l’esigenza di disporre di un luogo raccolto e silenzioso per le numerose celebrazioni liturgiche, fu costruita e inaugurata il 7 dicembre 1968 una cripta sotterranea grazie all’opera del maestro-scultore Lillo Colli. All’interno della chiesa oltre alle opere dei pittori
Michele Baretta e
Gabriele Cena, va ricordata la presenza di una statua in gesso rappresentante una
Madonna con visibili tracce di mutilazione causate al tempo del conflitto bellico, quando l’oggetto era stato portato in salvo in un bosco.